FILM - Il ruggito del topo, con Peter Sellers

Viene natale ed è tempo di far contenti i bambini, compresi quei bambini che poi siamo noi stessi. A me per esempio, da bambino piaceva vedere le commedie americane, al pomeriggio, in televisione. Passavano ogni natale, puntuali, operazione sottoveste, arsenico e vecchi merletti, le danze di Ginger e Fred, un bel po' di Jerry Lewis. Allegre, rincuoranti, pacifiche, accompagnavano le merende col panettone avanzato.
Il ruggito del topo racconta una storia per certi versi attuale. Si parla di guerre commerciali e di geopolitica, mica bagigi. Uno staterello invisibile da quanto è piccolo, sui monti della Francia, la cui unica risorsa economica è la produzione di un buon vino, viene attaccato dalla potente holding statunitense che produce un volgare sottoprodotto, forte di potenti campagne pubblicitarie. Che fare? Il governo dello staterello decide di dichiarare guerra agli stati uniti col chiaro intento di perderla, sperando negli ingenti aiuti economici che ne sarebbero venuti in seguito. Ma tale è la goffaggine dei soldati in tenuta medievale dello staterello e la stupida ottusità della superpotenza che lo staterello finisce, per caso e sfortuna, per vincerla, la guerra. Che fare, e come gestire una orribile bomba fine di mondo finita nelle mani dei miti soldatini, a cui tutte le superpotenze mirano avidamente?
Il film è tenuto in piedi, è il caso di dirlo data la stupidità della trama, da un superbo Peter Sellers che impersona tre parti differenti. Molti riferimenti vanno al più noto Dottor Stranamore di Stanley Kubrick. Ma non preoccupatevi, dato che è un fin da pomeriggio natalizio, posso anche dirvelo: finisce bene.


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